dal 26 al 28 luglio 2019

MontagutOrsara Fineconfinefestival

Il MontagutOrsara Fineconfinefestival nasce dalla necessità di contrastare lo spopolamento di un territorio del nostro Paese, situato nel Subappennino Dauno. Un fazzoletto di terra che comprende parte del confine tra Campania e Puglia.
Un luogo dove Irpinia e Daunia si incontrano in un abbraccio senza soluzione di continuità tra due comunità differenti per appartenenza regionale, dialetto, e cultura: Montaguto e Orsara di Puglia.
Entrambi avamposti delle due regioni, il primo campano, l’altro pugliese, che anziché volgere lo sguardo oltre confine, sembrano coprirsi le spalle l’un l’altro fungendo da sentinelle del proprio agire. Terra di antichi e nuovi pellegrinaggi, di transumanza, di sacro e profano, attraversata dalla via Traiana e dalla via Francigena; stazione strategica tra i quattro punti cardinali della terra. Una realtà geografica, culturale e storica nel cui passato sono incise le stigmate dell’incontro e del confronto. E proprio dall’incontro e dal confronto tra i due comuni e dalla voglia di stringere un patto per la sopravvivenza, si è sviluppata l’idea del MontagutOrsara Fineconfinefestival. Il confine inteso come paradigma di possibilità. 

Un festival che ha nel territorio il cuore della promozione.
Un’imprenditoria civica di rigenerazione dove anche il problema diventa risorsa. Un’impresa di comunità che va a caccia delle qualità dell’esistenza.
I due Comuni come volano per tutto il territorio che vuole essere inclusivo e non esclusivo.
Un festival antropologico e antropomorfico con la vocazione di adoperarsi a contribuire all’accrescimento dell’autostima di un’area del nostro Paese dotata di risorse ambientali, artistiche, culturali, storiche ed enogastronomiche con il denominatore comune dell’unicità.
Un festival di reazione e interazione dove il limite apparente diventa risorsa. La volontà di ripopolare concettualmente e praticamente una parte del tessuto connettivo del nostro paese, la cui scomparsa, sarebbe l’inizio di un’inesorabile erosione psico-socioculturale. Il confine come punto di partenza di esplorazione e accoglienza dell’altro, di inclusione e ascolto.
La necessità di piantare ogni anno in questa terra, così come fa il contadino, un seme che germogli nella coscienza delle generazioni , in nome di una crescita che abbia nell’ascolto dell’altro il suo sviluppo.

Il MontagutOrsara Fineconfinefestival nasce dalla necessità di contrastare lo spopolamento di un territorio del nostro Paese, situato nel Subappennino Dauno. Un fazzoletto di terra che comprende parte del confine tra Campania e Puglia.
Un luogo dove Irpinia e Daunia si incontrano in un abbraccio senza soluzione di continuità tra due comunità differenti per appartenenza regionale, dialetto, e cultura: Montaguto e Orsara di Puglia.
Entrambi avamposti delle due regioni, il primo campano, l’altro pugliese, che anziché volgere lo sguardo oltre confine, sembrano coprirsi le spalle l’un l’altro fungendo da sentinelle del proprio agire. Terra di antichi e nuovi pellegrinaggi, di transumanza, di sacro e profano, attraversata dalla via Traiana e dalla via Francigena; stazione strategica tra i quattro punti cardinali della terra. Una realtà geografica, culturale e storica nel cui passato sono incise le stigmate dell’incontro e del confronto. E proprio dall’incontro e dal confronto tra i due comuni e dalla voglia di stringere un patto per la sopravvivenza, si è sviluppata l’idea del MontagutOrsara Fineconfinefestival. Il confine inteso come paradigma di possibilità. 

Un festival che ha nel territorio il cuore della promozione.
Un’imprenditoria civica di rigenerazione dove anche il problema diventa risorsa. Un’impresa di comunità che va a caccia delle qualità dell’esistenza.
I due Comuni come volano per tutto il territorio che vuole essere inclusivo e non esclusivo.
Un festival antropologico e antropomorfico con la vocazione di adoperarsi a contribuire all’accrescimento dell’autostima di un’area del nostro Paese dotata di risorse ambientali, artistiche, culturali, storiche ed enogastronomiche con il denominatore comune dell’unicità.
Un festival di reazione e interazione dove il limite apparente diventa risorsa. La volontà di ripopolare concettualmente e praticamente una parte del tessuto connettivo del nostro paese, la cui scomparsa, sarebbe l’inizio di un’inesorabile erosione psico-socioculturale. Il confine come punto di partenza di esplorazione e accoglienza dell’altro, di inclusione e ascolto.
La necessità di piantare ogni anno in questa terra, così come fa il contadino, un seme che germogli nella coscienza delle generazioni , in nome di una crescita che abbia nell’ascolto dell’altro il suo sviluppo.

Lo Staff

Amministratori pubblici, Artisti e Professionisti